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NEWS

MENS SANA IN CORPORE SANO…..NIENTE DI PIU’ VERO…

Il periodo estivo, è sicuramente il momento in cui,la mia persona è messa più alla prova dal punto di vista professionale, semplicemente perchè lo sport il fisico inteso come bellezza estetica la mania di apparire dei più, sovrasta di gran lunga, la vera passione e quindi lo stile di vita dei pochi…..Mi rendo sempre più conto che lo sport per la massa è uno strumento di sfogo, uno scappare ai problemi della vita, alla rutine quotidiana. Molte persone sono annoiate della vita…vivono lo sport come un passatempo che non ci sarebbe nulla di sbagliato se poi non ci si aspettasse troppi miglioramenti in termini di prestazione o estetici…

Mens sana in corpore sano‘ recitava Giovenale in una delle sue opere suggerendoci, già dagli albori, quell’unità indissolubile che passa tra mente e corpo, comunicandoci un messaggio che oggi giorno potrebbe suonare grossomodo così: abbi cura della tua mente affinché anche il tuo corpo possa trarne benefici. Se volessimo andare per metafore, potremmo immaginare un cervello ed un cuore che, pur nel loro essere diametralmente opposti per definizione, si prendono a braccetto e decidono di andare nella stessa direzione, quella direzione a cui potremmo dare il nome di benessere.

 

Ma cosa intendiamo dire quando parliamo di benessere?

 

Sulla bocca di tutti, nella mente di pochi, ché spesso a dire ‘sto bene’ si fa davvero presto, inconsapevoli della complessità di fattori che possono ogni giorno intervenire a far sì che quella sensazione di appagamento, sia mentale che fisico, possa considerarsi realizzata o quanto meno raggiunta.

 

Eppure, anche senza conoscere le cause che possono ostacolare o facilitare la nostra felicità o la nostra auto-realizzazione, è curioso il fatto, per contro, sia alla portata di tutti un rimedio cui rivolgersi per contrastare i sentimenti disforici in un disperato tentativo di autoconservazione e preservazione dello status quo ogni qual volta questo si allontani o si scosti di poco da quel fulcro attorno al quale abbiamo finito per concentrare il nostro equilibrio interiore.

Lo shopping, la cucina, la pittura, la cioccolata, il body building: ognuno sceglie di che morte morire, ognuno sceglie di che ossessione ammalarsi, ché forse è proprio questo il punto. Ogni qual volta rinunciamo ad ascoltarci, ogni qual volta silenziamo i nostri sentimenti negativi, ogni qual volta evacuiamo il nostro essere tristi/arrabbiati/frustrati/delusi/amareggiati/vuoti ricorrendo a condotte compensatorie, non facciamo altro che condannare la parte di noi che soffre ad un doloroso espatrio in una terra sconosciuta in cui può e sa trovare voce solo tramite condotte disfunzionali.

Da qui al rivolgersi allo sport è il passo è davvero breve; sport che finisce con il perdere il suo valore originario di ausilio e completamento della pienezza personale di ognuno per acquisire una funzione nuova e ben più pericolosa e lesiva per la persona, quella di sfogo.

 

La sala pesi viene allora vissuta alla stregua di un ambiente sicuro, un ambiente accogliente e familiare in cui poter riversare tutto ciò che ferisce, tutto ciò che fa male, tutta l’insicurezza che fa sentire piccoli, indifesi, vulnerabili; andare in palestre è  un po’ come trovare il proprio posto nel mondo, quel posto nel mondo in cui si è al riparo dagli attacchi e dalla pesantezza che la routine quotidiana può imporci. Allenamenti estenuanti, diete ferree seguite alla lettera, vita sociale e relazionale ridotta, obiettivi sempre più ardui da raggiungere in un’ottica per cui più solo se ci si spinge al limite si può dimostrare di essere forti, di essere abbastanza, si può dimostrare di valere ed essere sufficientemente buoni.

 

Verrebbe da chiedere forti, abbastanza, buoni per chi?

Per gli altri. Per noi stessi. Perché forse alla base c’è un nucleo fatto di paure, fatto di insicurezze, fatto di fantasmi interiori che non aspettano altro che essere accolti ed esorcizzati.

L’errore comune facilmente può insinuarsi a questo punto: ‘se non si possono avere alleati, meglio iniziare a familiarizzare con i nemici‘. Intendo dire che, laddove non si riesca a colmare le proprie lacune interiori e a confrontarsi con esse per il dolore che possono recare, può divenire facile sopperire ad esse tramite un atteggiamento di simil accanimento verso l’attività fisica. Attività che è verosimilmente anch’essa frustrante, nella misura in cui, ad essa ci si approccia con instabilità emozionale: obiettivi che non arrivano mai e incremento dell’esercizio si intrecciano in un circolo inesorabile che consuma e logora la persona, rinforzando l’idea personale di disvalore e di inettitudine.

 

Spesso i due piani, mentale e corporeo, finiscono con l’essere confusi ed il rischio è proprio quello di trasformare una disciplina, nello specifico quella del body building, che richiede costanza, dedizione, passione e, non da ultimo, motivazione in un esercizio da applicare rigidamente e dal quale non ci si può sottrarre, non ci si può esimere, quasi fosse un’auto-imposizione, quasi fosse una prescrizione medica, quasi fosse la panacea di ogni male.

 

È fondamentale, allora, fermarsi a riflettere e fare il punto della situazione, prendersi una pausa, mettersi in ascolto; è fondamentale cercare di capire e capirsi, individuare gli elementi di disturbo o di disagio che si stanno camuffando, che si stanno evitando, nella consapevolezza che solo affrontando le proprie debolezze si può fare un po’ come fanno le fenici: rinascere dalle proprie ceneri e riprendersi il cielo abbandonato.

 

Solo a questo punto lo sport potrà cessare di essere contaminato dalle vicissitudini personali e tornare ad essere quello per cui da sempre è stato decantato: un mezzo attraverso il quale migliorare la propria qualità della vita, piuttosto che che il fine ultimo, la meta, l’obiettivo oltre il quale null’altro può e deve esistere.

 

Fare tutto da soli può essere difficile, può essere complicato, può generare caos e confusione che non si sa come arginare e contenere, per questo può essere utile affidarsi nelle mani di esperti.

Così, accanto al preparatore fisico, principale referente rispetto al tipo di allenamento che in una certa disciplina si decide di intraprendere, non di meno importante è la figura dello psicologo, il quale, come faceva Virgilio con Dante, assume tutte le fattezze di una guida che può accompagnare alla comprensione delle dinamiche personali ed interiori così che queste possano, innanzitutto, essere scisse e separate rispetto alla sfera più attinente l’attività fisica e, in secondo luogo, trovare un loro luogo di accoglimento, gestione ed elaborazione.

Perché prima ancora di avere il corpo che vorremmo, dobbiamo darci da fare per avere la mente che vorremmo.

Buon estate a tutti….

MARCO LUCACCI

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